“Mamma, come si scrive cuore? Con la “c” o con la “q”?
Sono passati eoni da questa fatidica domanda a cui ho potuto risponderti con facilità, come del resto ho saputo rispondere alla maggior parte dei quesiti che mi hai posto.
Adesso non mi chiedi più niente, hai 17 anni, sei autonomo e ritieni di sapere tutto della vita.
Vorrei che tu mi chiedessi ancora, vorrei poterti dire che ci siamo passati tutti, che le prime pene d’amore fanno molto male, che poi passerà tutto anche se adesso ti sembra impossibile.
Se tu oggi mi chiedessi come si scrive “cuore” ti risponderei di scriverlo come vuoi, anche con la “q”, purché non ti faccia più male.
Spesso siamo prevenuti, io per prima, nei confronti di chi sta dall’altra parte dello sportello o del telefono. Ci sentiamo schiacciati dalla burocrazia, da regole applicate alla lettera senza nessuno spazio per i casi particolari e per quell’interregno in cui spesso ci troviamo. Sospesi per l’eternità nel limbo in cui l’assenza di una normativa specifica ci fa percorrere chilometri virtuali lungo le linee telefoniche o chilometri reali da un ufficio all’altro.
Poi un giorno trovi dall’altra parte una persona in carne ed ossa, una persona competente che vuole verificare, approfondire e risolvere il tuo problema, una persona vera. Così ti ricredi.
Dall’altra parte ci sono persone come noi, più o meno competenti come noi, più o meno disponibili come noi, spesso con un misero stipendio come noi.
Persone.